Chi è Stefania Nascimbeni

I miei primi

40 anni

Quale occasione migliore dei miei primi 40 anni, per presentarmi, perfino con me stessa!

A 40 inizi a non dormire più come una volta!

Si apre una decade importante e le domande su “chi sono, quanta strada ho fatto, dove sto andando” mi cadono sul viso come fiocchi di neve.  I passaggi generazionali ti pongono sempre davanti ai dilemmi esistenziali e alle prese di coscienza: stavolta sono le prime rughe di espressione, le smagliature post gravidanza che con il primo figlio non sapevo nemmeno cosa fossero, il fiato più corto quando fai le scale, la presbiopia che si aggiunge alla cervicale cronica, ma la cosa peggiore è il sonno.

0 – 10 ANNI

Fino ai 10 anni avevo il sonno profondo, seppure intermittente, il più delle volte interrotto dagli incubi di bimba. Ma c’era mio padre a farmi da scudo con le favole che mi raccontava fino a tarda notte. Le inventava lui stesso e il più delle volte le concludevamo insieme, con i finali peggiori della storia ma le adoravo tanto.

10 – 20 ANNI

Tra i 10 e i 20 era più un sonno inconsapevole, un sonno a occhi aperti. Guardavo il mondo senza guardarlo veramente e ricordo che i miei professori, delle medie e del liceo, davano di matto e non facevano che dire a mia madre che durante le lezioni mi perdevo tra gli alberi fuori dalla finestra. Forse cercavo l’ispirazione come Antoni Gaudì.

Da 0 a 20 anni

Il seme della scrittura

La realtà è che ero già multi tasking allora e mi riusciva benissimo seguire la Rivoluzione Russa, apprendere la Teoria dei Vasi comunicanti e filosofare su Hegel, mentre la mia mente vagava verso storie incompiute, bocciate soltanto dal suono della campanella.

Una certezza ce l'ho

Il mio mondo ideale

Non potrei mai immaginare un mondo senza libri, senza storie, senza il mio computer sempre aperto con qualche nuova pagina da riempire, o l’insegna pulsante di una libreria che mi attira come il canto di una sirena.

20 – 30 ANNI

Tra i 20 e i 30 dormivo poco e male, non c’è che dire. I mostri mi venivano a cercare nel cuore della notte, sbattendomi a destra e sinistra, come un gorilla rinchiuso in una gabbia; fu mia nonna a tirarmi fuori dal labirinto pieno di cerberi, convincendomi che scrivere potesse aiutarmi a sconfiggere i miei demoni. Peccato solo che la gloriosa iniziativa si trasformò in un vero sfacelo letterario! Ci riprovò il mio psicanalista, un paio d’anni dopo: mi fece venire l’idea di raccontarmi in un diario, così scrissi, anzi, riscrissi la mia storia travestita da romanzo. E fu il secondo, per meglio dire, il peggiore scempio della mia vita: una storia senza capo né coda, rifiutata da ogni editore possibile; tuttavia, durante la gogna venni a sapere di una scuola di scrittura creativa e capii che con un po’ di tempo e  impegno avrei trovato la mia strada. Il seme aveva trovato il suo spazio nella terra e si era trasformato in un grazioso germoglio.

30 – 40 ANNI

Tra i 30 e i 40 è successo di tutto e tempo per dormire ne ho avuto davvero poco: due matrimoni, due figli, un incidente a cavallo, una viaggio importante e una moltitudine di nuovi volti, fuori e dentro la finestra, che mi hanno fatto mandare in tilt ben due computer, tante erano le parole che sgorgavano dalla mia tastiera, permettendomi di pubblicare tre libri, svariati racconti, centinaia di articoli con la mia firma e dare vita a diversi progetti editoriali, in primis l’associazione Natale con gli Autori!

Per fare un albero ci vuole un seme

La mia certezza

Non conosco il mio futuro, ma quello che è certo è che dei libri, da leggere o scrivere, ci saranno sempre.
Il germoglio, oggi, è una magnifica piantina ma spero che un giorno diventi una pianta secolare!

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